
Mi sono spesso confrontata con intellettuali, politici, amici giornalisti, gente comune, sulle caratteristiche della città in cui sono cresciuta e dove tuttora vivo, sulle vicende dei suoi abitanti, sulla sua sorte.
Nocera Superiore è una cittadina con grandi potenzialità sia economiche che umane che non vengono ben sfruttate da chi ne avrebbe il potere e che languisce in una sorte di stagnante immobilismo, in un paludoso e a tratti avvilente disfattismo e mi sono spesso chiesta se questa sia una condizione atavica o voluta da chi di volta in volta ha ricoperto ruoli e cariche dirigenziali.
Sovente mi è capitato di vedere inutili passerelle di politici o aspiranti tali che ci riempivano la testa di promesse, il cuore di speranze e la vita di delusioni: c’è stato chi programmava rinascite culturali, edilizie, lavorative e quindi economiche, chi sembrava voler svecchiare ed emancipare la politica, far partecipare la società civile alla cosa pubblica, chi voleva dare un senso alla biblioteca comunale e all’Informagiovani (mai realmente decollati per una malsana concezione delle competenze di chi ne doveva promuovere lo sviluppo), c’è stato chi ha “piazzato” intuitu personae l’amica in quell’ufficio comunale, l’assessore, l’esperto di turno.
Oggi non è cambiato molto a Nocera Superiore rispetto a 15/20 anni fa: i Cavesi la usano sempre come mero dormitorio con un conseguente aumento del costo delle case, per i più piccoli ma anche per i grandi non vi sono sufficienti parchi verdi (mi manca il parco del Centenario di Trezzano sul Naviglio, ove si poteva passeggiare, grigliare, giocare, meditare, correre, sognare), la biblioteca è solo uno specchietto per le allodole e non un luogo aperto costantemente per lo studio e la ricerca, i nostri figli non hanno adeguati luoghi d’incontro e sono costretti ad uscire a Mercato San Severino, Cava, Salerno.
Potrei proseguire a lungo elencando ciò che non va e andrebbe urgentemente cambiato, ma la mia è solo una disamina semiseria di una città che si appresta a vivere le prossime elezioni amministrative di qui a poco e che comincia ad offrire il quadro dei suoi candidati (sindaco e consiglieri), mentre noialtri del popolo ci affanniamo a lavorare per pagare le tasse e gli studi ai nostri figli che non vedono l’ora di espatriare dal paese fantasma in cui vivono e che non offre loro nulla e presumibilmente non gli darà lavoro e stimoli futuri.
Auspico che si candidino persone che vogliano davvero lo sviluppo della città, gente seria e competente che non miri solo allo stipendio a fine mese: basta lamentarsi senza metterci la faccia.
Ecco, la mia disamina semiseria assume toni drammatici se mi fermo a guardare ciò che i miei figli e me medesima avremo in termini di crescita culturale, economica e morale se qualcosa non muterà radicalmente.
Mi auguro non ci siano le solite facce e i soliti sederi su queste poltrone amministrative, che non si candidino sempre i soliti figli d’arte, che non vengano premiati solo quelli che ci hanno saputo fare. Ingannevoli sarebbero le loro promesse di cambiamento, di berlusconiana memoria.
Mi rivolgo alla gente col sale in zucca: non lasciatevi abbindolare da chi finora non ha fatto nulla per il bene della città, da chi ci ha solo dato il contentino di una strada asfaltata: Nocera Superiore non è il dormitorio dei Cavesi, non il paese delle tresche fedifraghe, dei giovani insoddisfatti e del piano regolatore che cambia a seconda delle necessità politiche. Non può restare nell’arretratezza culturale in cui si trova da anni, forse da sempre. Le idee belle e attuabili ci sono, così come le menti brillanti e gli animi onesti di chi crede ancora in un mondo migliore.
Annalisa Capaldo