
Il saluto romano, durante le rievocazioni, integra la legge Scelba e configura il reato di apologia. Lo ha stabilito la Cassazione chiamata a decidere a sezioni unite sull’episodio che si verificò nel 2016 durante una cerimonia commemorativa per Sergio Ramelli. Nella motivazione provvisoria della sentenza si legge che “La ‘chiamata del presente’ o ‘saluto romano’ è un rituale evocativo della gestualità propria del disciolto partito fascista e i per i giudici è idonea a integrare il concreto pericolo di riorganizzazione del disciolto partito fascista”. In particolare, evidenziano gli ermellini, è l’articolo 5 della legge Scelba quello che dev’essere contestato in questi casi, “ove, avuto riguardo a tutte le circostanze del caso, sia idonea a integrare il concreto pericolo di riorganizzazione del disciolto partito fascista”. Solo a determinate condizioni, spiegano i giudici, può configurarsi la violazione della legge Mancino.
“Per l’Italia sempre…prima e dopo l’8 settembre 1943”: è il titolo del calendario dell’Esercito 2024 che proprio non piace ai partigiani e alla sinistra: “Si pone nel solco del tentativo di riabilitazione del Ventennio e dell’amnesia sulle responsabilità, tutte italiane, del fascismo”, tuona il vicecapogruppo di Avs alla Camera, Marco Grimaldi, in un’interrogazione al ministro della Difesa Guido Crosetto.
E l’Anpi rincara la dose: “E’ inaccettabile – sbotta Gianfranco Pagliarulo – deve essere ritirato”. La replica: “Nessuna riabilitazione del fascismo”.