
Pirandello aveva ragione: se non indossi la maschera e ti camuffi da brava persona o passi per pazzo o ti isoli completamente o ti suicidi.
Mi sento un pesce fuor d’acqua in questa società, nella mia città in particolare, come Chiarchiaro lo jettatore che desiderava la patente come risarcimento danni.
Perché ho accumulato tanta bile e tanto odio, io, contro tutta questa schifosa umanità, che veramente credo, signor giudice, d’avere qua, in questi occhi, la potenza di far crollare dalle fondamenta un’intera città!
Ma l’ odio logora solo chi lo prova, le ingiustizie arrecano ansia e scoramento solo a chi le subisce, il disagio è foriero di rabbia accumulata.
Il pessimismo di menti geniali come quelle di Petrarca, di Leopardi, di Pirandello è solo frutto di realtà avvilenti a cui non ci si abitua mai.
Insomma non c’è mai fine al peggio, è proprio vero!
Gli scemi fanno numero, gli incompetenti salgono in tribuna; una volta Antonio Santucci mi disse che i veri intellettuali non vanno in televisione perché in quel frangente i tempi sono risicati e non si riesce a dire tutto ciò che si pensa.
Oggi direbbe che le persone oneste, meritevoli e competenti non fanno politica.
Non è vero che non ho il coraggio di metterci la faccia, non è neppure per i voti che non riceverei: la verità è che sento dire sempre le solite cose, sento i medesimi nomi e vedo gli stessi volti, scartando chi per legge non può proprio ricandidarsi.
Ecco perché mi passa la voglia di mettermi in gioco, persino di andare a votare, e per una come me che vive di ideali, di passioni reali e di cultura è un patimento.
Il mio destino non sarà quello di indossare la maschera, né di adeguarmi a delle regole che non condivido, il mio pensiero sarà coerente con il mio agire, pur senza grosse emozioni.
Ho regalato e regalerò le mie idee progettuali a chi ne vorrà far buon uso senza voler nulla in cambio.
Che la faccia la metta chi è capace di indossare la sopracitata maschera.
Annalisa Capaldo