
Si può vincere sempre nel calcio, l’importante è non rimanere ostili ai cambiamenti. Di cose ne sono cambiate da quando facevo sognare con la tecnica eccellente, il mio impetuoso stacco di testa e la grinta da goleador indiscusso della squadra del Grande Torino. Sì, perché il calcio di allora era sicuramente un contesto nettamente diverso dal calcio contemporaneo, quello che siamo abituati a seguire noi, a cui il mito di quel Torino è stato solo purtroppo raccontato da foto ormai ingiallite e da qualche ripresa di scarsa qualità dell’epoca.Io, capitano: di tutti quei ragazzi che caddero a Superga, di quelli che c’erano e di quelli che il caso o il fato fece restare a casa, del presidente Novo, di mister Erbstein, dei giornalisti sull’aereo. Io, capitano e padre delle generazioni granata successive, di Gigi Meroni, del Toro di Radice, della squadra di Mondonico fino a quella di oggi. Io, capitano e padre di Sandro e Ferruccio, miei pargoli del pallone.