
Le immagini di quel che c’è da fare devono servire solo a spronare, non a criticare tanto per… E’ la nostra considerazione dopo aver visto, con una certa emozione, gli interni della Caserma Tofano, la Rossa di via Solimena. Conferenza stampa per spiegare quel che si è fatto e si cercherà di fare. Il sindaco Paolo De Maio: “E’ un giorno importante, ci tenevamo a mettere a conoscenza la città sui lavori in corso, quelli fatti e le prospettive. Io non sono appassionato al discorso di una sotto Pompei, penso che un collegamento con Pompei possa servire alla nostra città per un punto culturale e turistico di sosta per i milioni di visitatori che ogni anno arrivano a Pompei. Il dialogo con la sovraintendenza è costante, la caserma Rossa, assieme al Parco Fienga, a San Giovanni in Palco e alla Villa Comunale, rappresenta un unicum di storia e bellezza concentrato nello spazio di pochi metri. Facciamo il tifo di un’apertura al pubblico con step graduali e non lontani nel tempo ma ovviamente ci atterremo a quel che deciderà la sovraintendenza in base a valutazioni generali. Nel frattempo, ci adoperermo per intercettare nuovi fondi”. Non manca un filo di emozione nella sovraintendente Raffaella Bonaudo nei suoi interventi: “Spero di smentire me stessa, di vedere passi in avanti verso il completamento dei lavori prima della pensione. Portiamo avanti un lavoro di staff con determinazione, competenza, passione. Per me resterà la caserma Rossa, anche se il rosso è stato collocato in una determinata epoca storica, ma terminologia ormai l’abbiamo fatta nostra. Cosa abbiamo fatto finora ? Restaurate le immense cucine di un tempo, poste le condizioni per ospitare già da qualche tempo diversi reperti archeologici alla stregua di un deposito specializzato. Abbiamo momentaneamente ospitati reperti di Pompei. C’è gran parte della collezione Fienga, ci sono altri collezioni in aggiunta. Abbiamo reperti da Battipaglia e quelli venuti fuori dai vari lavori per l’alta velocità condotti in Campania. La caserma era dismessa dagli anni ottanta, l’abbiamo trovata in condizioni molto precarie. Piante che ormai sfioravano grandezze rampicanti inusitate. Infissi da rifare completamente. Addirittura c’era una corda che portava a un percorso per far arrivare e uscire droga da spaccio. Ci siamo messi lavorare, col finanziamento princiale dal ministero ma anche andando a prendere fondi minori appena ne avevamo l’opportunità. Cosa sogno ? Accanto al deposito dei beni archeologici, un vero e proprio museo per esporre al pubblico quel che abbiamo qui ma anche, ad esempio, quel che abbiamo in tutto l’Agro. Rafforzare la mission già affidataci a livello di set cinematografici, fino ad oggi abbiamo ospitato le riprese del Commissario Ricciardi e di una realizzazione della Comencini. Completare la copertura, ridare smalto a tutte le facciate, far dialogare la caserma con la città, magari coinvogliando qui, in una specie di salotto-terrazzo i tanti giovani del territorio che si occupano di archeologia. L’apertura al pubblico ? Speriamo entro un paio d’anni, stesso tempo che potrebbe occorrere a buttare già il muro di cinta su via Rea, al momento, in attesa di adeguate condizioni di sicurezza per i beni ospitali, ci siamo limitati a dire di sì alla richiesta del sindaco di abbellire quel muro con murales a patto che abbiamo attinenza con la Caserma e che siano messaggi diciamo così positivi”. Il realismo fa bene in occasioni come queste, anche se il sogno espresso da qualche presente di non limitarsi a “ospitare” ma di andare oltre, magari con una facoltà universitaria legata alle attività archeologiche, resta sullo sfondo.
LA STORIA
La caserma Tofano (ex palazzo Ducale) è un edificio militare dismesso. È dedicata alla memoria del maggiore Bruno Tofano[1]. In precedenza è stata intitolata al tenente generale Nicola Marselli.
La struttura fu realizzata per volere del re di Napoli Carlo III, sul luogo dove sorgeva il palazzo ducale della città. Nel 1751 ciò che rimaneva della precedente struttura fu raso al suolo e il luogo fu trasformato in caserma di cavalleria. La realizzazione ebbe lo scopo di liberare i cittadini di Nocera dall’incombenza di dover ospitare i militari nelle proprie case. L’imponente edificio rettangolare (circa 130 m per lato) sorge a ridosso dell’antico rione Borgo (attuale via Solimena).
Il palazzo ducale
Nel 1521 Tiberio Carafa acquista Nocera dei Pagani per 50.000 ducati. Dopo un breve soggiorno nel castello, Ferdinando I Carafa, figlio del primo duca di Nocera decise di dotarsi di un vero palazzo, realizzandolo nel popoloso quartiere del Borgo, collocato lungo il versante meridionale della Collina di Sant’Andrea. L’edificio, noto anche come Gran Quartiere, occupa una superficie di 15.600 m² circa, di cui 8.000 m² scoperti e 7.600 m² coperti, che, considerati i tre livelli di cui è composto, ne portano la superficie coperta a circa 22.800 m². Rappresenta uno dei più grandi edifici militari d’Italia.
Il progetto fu affidato all’ingegnere militare Felice Romano, allievo del Vanvitelli, i lavori cominciarono il 23 settembre del 1751. La realizzazione fu affidata a Felice Polito e portata a termine nel 1758.
Carlo III di Borbone scelse di costruire l’edificio per i cavalleggeri a Nocera per la posizione strategica della città, allo sbocco tra i due principati (Ulteriore e Citeriore).
La denominazione Gran Quartiere sta a sottolineare anche le dimensioni urbanistiche dell’intervento che si evidenzia come una vera e propria “cittadella militare” che occupa un’intera insula del centro urbano di Nocera.
La caserma era completamente indipendente ed in grado di resistere per lunghi periodi ad un eventuale sforzo bellico anche se, come è noto, il periodo borbonico fu caratterizzato da un sostanziale periodo di pace. La caserma è un’ampia costruzione su tre livelli di forma quadrata che reca al centro un ampio cortile o piazza d’armi.
I prospetti sono semplici, ordinati sul ritmo regolare dalla partitura delle alte finestre rettangolari e delle cornici, con ampi portali d’accesso.
La struttura interna, distribuita su tre livelli più la copertura a tetto, è fondata su una morfologia classica. Gli ambienti sono distribuiti sui lati esterni senza soluzione di continuità, con elementi di percorso sul lato interno alla piazza d’armi, coperti con volta a botte e a vela ribassata su quattro archi di sostegno aventi spessore pari alla muratura perimetrale.
Sul terrazzo si elevano quattro torri di scale. Il “cortile grande” era attraversato in direzione est-ovest dal rio Saltera dei Corvi, che alimentava i quattro pozzi d’acqua potabile, con un complesso sistema di “saracinesche” che consentivano il riempimento delle cisterne o il deflusso delle acque nel fiume Sarno; oltre a questo corso d’acqua, i quattro lati della caserma erano attraversati da canali indipendenti per la raccolta e lo scolo delle acque luride.
Al pian terreno erano disposte le scuderie, capaci di ospitare in tempo di pace 658 cavalli. Gli ambienti hanno ospitato le infermerie veterinarie, le officine, la vivanderia, le prigioni semplici e di rigore, il corpo di guardia e le sale di scherma.
Il cortile esterno, nello spazio che va dall’attuale caserma al fiume, era destinato a maneggio e a sito per la ginnastica. Il primo e il secondo piano erano destinati a dormitori per una capacità totale di 2560 uomini.
L’imponente edificio ha rappresentato la maggiore struttura del centro cittadino e nell’immaginario collettivo dei nocerini è noto come caserma Rossa a causa della colorazione delle mura.