
Ph. Gianluca Gatta

Metti una sera di fine luglio, nel bel mezzo dell’estate, le stelle a farti compagnia, un castello abbarbicato su una collina, nel cuore di uno dei borghi più suggestivi del sud, dove gli abitanti del posto dicono: “a Sieti non si passa, ci si va”. Entri e ti senti subito accolto, come se tu fossi appartenuto sempre a quel posto. Fai qualche passo, tra le sedie bianche liberty messe per l’occasione e tavoli alti con sgabelli per lasciarti assaporare il ritmo lento della serata. Hai piena autonomia degli spazi e mi sposto, su un lato del giardino. Saluto alcuni ospiti, si conversa senza fretta. Davide Avolio, giovanissimo e brillante poeta, mi invita a bere. C’è una postazione con alcune bottiglie di un bianco dal delicato aroma fruttato, in un cestello con ghiaccio. Ma non si è serviti, per lasciare quella stessa sensazione iniziale di sentirsi come a casa. Con raffinata eleganza apre la bottiglia e gustiamo quel colore paglierino accompagnato da chiacchiere sparse. Un posto così non puoi che augurarlo a tutti nella vita. Inizia così la serata.
Luca Cantore D’Amore, con un cognome così evocativo, definito da Forbes, “divulgatore di bellezza”, non può che esserne il protagonista. A conversare con lui, su diversi temi, tra cui il sogno, il senso o l’assenza di senso dell’esistenza, su Sieti, luogo del cuore di Luca, che scopriamo anche attraverso i racconti tratti dal suo libro L’ estetica del decanter, edito Il Papavero, in cui racconta l’amicizia con Antonio, l’amico […]”delizioso e opportuno, come i cornetti delle cinque del mattino quando sei stato a spasso tutta la notte, d’estate, prima di ritirarti a casa”, conosciuto su un campo di calcio, entrambi giocavano nelle giovanili della Salernitana.
Tra i due all’inizio non correva buon sangue, complice la voglia di affermarsi da parte di entrambi, ed è subito chiaro in un passaggio del libro: […]”una notte, mentre eravamo alle prese coi saluti cordiali tipici di una di quelle feste dell’adolescenza, Antonio mi avvicinò chiedendomi come fossi organizzato per tornare a casa”[…] “Viene a prendermi mio padre” e lui “mio padre fa il benzinaio e ha il turno di notte. Potreste accompagnarmi a casa?”
[…] Accompagniamo un secondo Antonio, papà, è un amico, ha bisogno di un passaggio…”. […] Un’ora di curve e acqua a secchiate dal cielo che io non dimenticherò mai più.” Finalmente giunsero a destinazione, a Sieti, un borgo “ indiscutibilmente struggente e suggestivo, con un piccola piazza elegante e discreta.” La rabbia soppressa con educazione dal papà di Luca “[…]dopo i quarti d’ora che continuavano a passare curva dopo curva, venne fuori nel viaggio di ritorno: […] “mi mandó a fare in culo in venticinque lingue del mondo diverse”.
Una serata a più voci, con timbri e sfumature diverse, la lettera scritta dalla “sorella” Antonia Trucillo, le letture tratte dal libro lette da Davide Avolio, definito da Luca un “vecchio nuovo amico”, gli aneddoti simpaticissimi di Vincenzo Falcone, proprietario della catena “Deliciuous”, conosciuto all’inaugurazione del suo primo ristorante aperto a Milano e Antonio Cerra, con cui ha condiviso di recente un viaggio in India. Un clima fresco e versatile a tratti confidenziale. Ma non sono mancate citazioni di grandi autori, fulgide “toccate e fughe” di registi, poeti, scrittori e poi un viaggio nel mondo dell’arte, tra artisti “illuminati” e “fulminati”, il racconto dell’amicizia con Vittorio Sgarbi, il ricordo di papà Roberto e la spiegazione del significato del titolo del libro L’estetica del decanter in cui è racchiusa l’essenza del tema principale della serata: “…il concetto di eleganza ma non nel vestire quello sarebbe banale ma del saper stare al mondo.”
Il decanter per la sua forma sinuosa ed elegante lo si considera un oggetto dall’ indiscutibile eleganza e bellezza tanto da trascurare il suo unico, per quanto enorme, difetto: l’assenza di utilità. Una metafora che Luca associa all’innamoramento per la forma degli oggetti, per la loro estetica, ma che avviene in maniera opposta nell’infatuazione tra gli umani: ci si innamora prima della sostanza e poi della forma ( gli amori, le amicizie etc.)
Luca conclude: […] “osservando così, come i veri decanter, in fine, non siano altro che gli esseri umani stessi: mezzi pieni, mezzi vuoti, stracolmi o meno, mentre s’arrabattono in questa favola divertente e dolorosa che è la vita.”
Ringraziamo Luca Cantore D’Amore per il prezioso momento culturale che ha saputo regalare ai presenti e a tutti coloro che ne hanno fatto parte magistralmente condotti dallo scrittore e medico Vincenzo Pintore.