
Non un ricorso contro qualcuno ma un ricorso per rappresentare in consiglio comunale idee, uomini e persone: così l’ex consigliere comunale Paolo Sessa ha sinteticamente definito la natura del ricorso al Tar firmato in queste ore presso lo studio dell’amministrativista Lentini. Per dieci anni colonna portante del gruppo Cuofano – coi primi cinque anni vissuti da apprezzato assessore – Sessa nella scorsa primavera era stato tra i papabili alla candidatura a sindaco del gruppo in questione, scelta poi ricaduta su Enrico Bisogno, appoggiato lealmente da Sessa in nome e per conto della lista Avanti (1.224 voti di preferenza, 241 andati proprio a Sessa). La lista, conti alla mano, ha conquistato il quorum per entrare in consiglio ma alle collegate di Bisogno sono andati quattro consiglieri (Amato, Carleo, Iannone e Lamberti), il quinto è lo stesso Bisogno come candidato a sindaco perdente. La tesi sostenuta da Sessa nel ricorso sarebbe la seguente: accertata l’ineleggibilità dell’ex sindaco Gaetano Montalbano (secondo alcuni ricorsi da depositare nelle prossime ore si tratterebbe di vera e propria incandidabilità), il seggio andava attribuito, da parte della Commissione Elettorale, alla lista Avanti e non a Nello Montalbano, figlio di Gaetano, il più votato di Forza Italia. Sessa chiosa: “Nessun interesse personale, solo il riconoscimento per un gruppo che mi è stato e mi starà accanto nella ricostruzione di un certo modo di far politica in città”.