
Chi mi conosce sa quanto il rock progressivo e sinfonico degli Yes ha inciso sulla mia formazione musicale. I miei capisaldi musicali sono stati Clash, Police e Yes. Questi tre gruppi hanno influenzato fortemente la mia crescita come musicista e compositore.
Degli Yes sono in particolar modo legato a 90125, un album che ha avuto un successo e un impatto sui fan molto grande.
90125 è stato un album divisivo. Gli estimatori di vecchia data degli Yes non hanno accettato questo lavoro, ritenendolo musicalmente lontano dagli standard compositivi della band. Il rock più energico espresso in questo album ha catturato tantissimi amanti del genere, dando nuova vita a questa band storica. 90125 è stato un album frutto di coincidenze e incontri fortuiti. Dopo la pubblicazione dell’album Drama e la fusione con i Buggles di Trevor Horn, nel 1981 gli Yes, in profonda crisi, si sciolgono: forti furono le incomprensioni e le discordie. Come dicevo, in merito agli incontri fortuiti, nel 1983 Chris Squire e Alan White (bassista e batterista degli Yes entrambi scomparsi recentemente) incontrano un chitarrista del Sudafrica a Los Angeles, un certo Trevor Rabin. Insieme decidono di registrare un album e di chiamare la band Cinema. Squire non è convinto della voce di Rabin e allora coinvolge lo storico cantante degli Yes, Jon Anderson che, dopo aver ascoltato il materiale registrato, decide di
collaborare. Alla fine, dopo una serie di intrecci e casualità, i brani vengono pubblicati in un album come Yes e con il titolo del
numero di catalogo dell’Atlantic Records, 90125. Non tutti sanno che Rabin, entrando così a far parte degli Yes nel 1983, diventa di fatto l’artefice del cambiamento radicale della band. Porta una nuova energia e direzione musicale: dal progressive al rock più energetico. È stato il principale artefice dell’album “90125”, che ha segnato una svolta commerciale per gli Yes grazie al singolo di successo “Owner of a Lonely Heart”. Questo brano ha raggiunto la vetta delle classifiche Billboard, diventando uno dei più grandi successi della band. Nel 1987, Rabin ha contribuito all’album “Big Generator”, che ha consolidato ulteriormente il successo degli Yes negli anni ’80. L’album include brani come “Rhythm of Love” e “Love Will Find a Way”, che hanno mostrato la capacità di Rabin di fondere elementi di rock progressivo con un suono più accessibile e radiofonico. Il suo talento e la sua anima rock hanno inciso profondamente sul suono
e sulla direzione degli Yes.
Trevor Rabin nato nel 1954 a Johannesburg, Sudafrica, è un polistrumentista, compositore e produttore, ed è noto soprattutto per il suo lavoro come membro dei leggendari Yes, ma è anche noto per i suoi lavori da solista. Rabin ha iniziato la sua carriera musicale negli anni ’70 con la band sudafricana Rabbitt, prima di trasferirsi a Londra e poi a Los Angeles per perseguire una carriera internazionale. Carriera che si arricchisce con “Rio”, sesto album in studio del musicista sudafricano. Questo album segna il ritorno di Rabin alla musica e alla voce. “Rio” è un’opera personale, dedicata alla nipote, e presenta una varietà di stili e influenze che riflettono la vasta esperienza musicale dell’artista. Un album da ascoltare fino alla fine, denso di influenze musicali: dal rock sinfonico al progressive, dal country folk al blues. Il suo talento come compositore lo si evince dagli arrangiamenti e dall’orchestrazione presenti soprattutto nel brano Oklahoma. Chitarrista virtuoso, mai sterile o plastico, Rabin ti emoziona, sapendoti trasportare in un nirvana musicale, dal quale difficilmente ne vorresti uscire. L’album si apre con “Big Mistakes”, un brano che combina un groove di chitarra accattivante con linee di basso elaborate, ricordando i lavori del compianto Chris Squire degli Yes.
Altri brani degni di nota includono “Push”, caratterizzato da un assolo di chitarra distintivo e potente che mette in mostra la maestria tecnica di Rabin e “Oklahoma”, che evidenzia la versatilità di Rabin
come compositore e musicista. Tra gli i brani del disco segnalo: “Tumbleweed” – una traccia che combina elementi di rock e influenze orchestrali, creando un’atmosfera unica; “Thandi” – un brano alla Yes, chitarre in primo piano e cori degni di un Jon Anderson nei suoi tempi migliori; “These Tears” – una ballad con un ambiente da colonna sonora e una voce vellutata che ti avvolge tra slide chitarristici e frasi solistiche di chitarra; “Egoli” – armonici di chitarra, melodia ed esplosioni vocali; “Goodbye” – Un brano emotivo e riflessivo, dedicato alla nipote, che colora l’album con una nota personale toccante. “Rio” è un album ben riuscito, rappresenta un ritorno trionfale per Trevor Rabin, mostrando la sua continua evoluzione come artista e la sua capacità di creare musica che risuona con il pubblico moderno. Con una carriera che abbraccia decenni e generi, Rabin continua a essere una figura influente nel mondo della musica rock.