
C’era un ragazzo dal cuore buono che pensava di poter resistere al dolore, che fosse esso per la morte di un genitore, per un amore perduto, per il fallimento di una vita.
Avrei preferito avesse ragione, invece è morto, anche piuttosto giovane: l’infarto colpisce chi ce l’ha un cuore, dice qualcuno, ma c’è sempre chi resta e non smette di sentirsi in colpa, chi languisce ogni giorno nelle parole che suonano come anatemi, “non sarai mai felice con quell’uomo”, “un giorno verrò a prenderti fin sotto casa e non ci lasceremo mai più”, quei “ti amo” sussurrati nella nebbia che rendeva tutto ancor più ovattato, surreale.
Lo scorrere del Naviglio, mano nella mano, in silenzio, la mente e il cuore in simbiosi, sentirsi sbagliati e allo stesso tempo così perfetti; esistono attimi che diventano eterni e non ci si spiega il motivo della fine.
Chi crede in Dio afferma che Egli ha un disegno complesso per ognuno di noi che non potremo capire finché siamo vivi, in questo mondo balordo dove cadono bombe inutili che uccidono indifesi.
Nessun pessimismo, nessun nichilismo nelle mie riflessioni autunnali, solo tanti interrogativi che non trovano risposte; eppure il mistero che aleggia nell’esistenza di ognuno di noi, anche per il più ateo degli altri, lascia presagire che nulla accada senza un motivo, che niente vada perduto per sempre.
Come un sorriso benevolo ad un cane, ad una tartaruga, ad uno scoiattolo, il dar loro affetto e nutrizione, protezione e coccole, una carezza sincera ad un bambino, un bacio infinito e puro che non ha nulla di materialistico, un abbraccio che non si dimentica: ecco, una persona capace di donare tutto ciò non puo morire senza un seguito, se non altro per poterle dire: avevi proprio ragione!
Annalisa Capaldo