
Ero nata da pochi mesi quando Enrico Berlinguer tenne il celebre discorso a Piazza Siena, nel 1979, in cui sosteneva che“ Non può essere libero un popolo che opprime un altro popolo. E potremmo parafrasare così quell’ affermazione: non può essere libero un uomo che opprime una donna.”
Il film comincia ricordando gli anni dalla crisi di Allende in Cile, che vede Berlinguer salvarsi miracolosamente da un attentato in Bulgaria nel 1973, fino alla morte avvenuta prematuramente e del tutto inattesa a sessantadue anni nell’84 a Padova, durante un comizio.
Enrico, a cui gli operai davano del tu, era quel compagno che avrei voluto conoscere e vivere di persona. Egli ebbe il coraggio di prendere le distanze da Breznev e da Mosca, vivendo le lotte sindacali e studentesche in prima persona, spiegando alle masse l’importanza del referendum sul divorzio, soffrendo realmente per la strage di Piazza della Loggia a Brescia, facendomi venire la voglia di ritornare nella sua e un po’ anche mia Stintino, pur avendo calpestato coi miei piedi già tre volte la terra ove sorge la celebre torre della Pelosa, respirando la stessa aria pulita dell’Asinara, purificandomi nelle acque stupende di Alghero.
L’ultimo vero e puro comunista della storia italiana, democratico e lungimirante, capace di coinvolgere le masse senza protagonismi, comprendendo ante litteram la crisi del capitalismo e mantenendo sino alla fine quel rigore gramsciano commovente, senza risparmiarsi e anzi sacrificando il proprio tempo privato, in netta antitesi coi politicuncoli del Papete e di Arcore, di Hammamet e di nostrana provenienza.
Il compromesso storico aveva trovato un valido interlocutore in Aldo Moro, non certo nei discutibili Fanfani e Andreotti, purtroppo mai conclusosi a causa dell’uccisione del parlamentare democristiano ad opera dei terroristi.
Anni di piombo, anni in cui si era ancora disposti a fare Politica in modo rigoroso ed organico, in cui si scendeva in piazza per difendere i diritti degli operai e delle borgate.
Elio Germano, che ha vinto il premio come miglior attore alla 19° Festa del Cinema di Roma, interpreta Enrico in maniera esemplare: sobrio, amato anche dai suoi nemici politici, se così possiamo definirli, sempre dalla parte dei piu deboli, coraggioso nell’educare i propri figli al dissenso giusto e ragionato. Elio Germano sa mostrare sul grande schermo il giusto mix di forza e timidezza del compagno Berlinguer, ingobbito dal duro lavoro di vero politico, mentre beve il suo amato latte e fuma sigarette, in quei completi larghi e sempre uguali, un uomo piccolo che parlava con pacato accento sardo e incantava le masse, non per incitarle all’odio né contro il nemico, ma verso la lotta per i loro diritti e per le loro libertà di esseri umani, essendo una soltanto la libertà da evitare: quella “di sfruttare l’uomo per l’uomo”.
Con la sua morte crolla la grande ambizione di un uomo giusto ed inarrivabile, quasi inconcepibile se guardiamo i politici di oggi, sia a livello nazionale che locale, le lacrime delle migliaia di persone al suo funerale sono il segno evidente della fine di un sogno, nella frugalità di un uomo che non si lascia abbindolare dalla ricorsa al potere e dalla smania di denaro.
La lettera che il compagno Enrico scrive a sua moglie Letizia credo sia l’esempio migliore di Amore ed onestà intellettuale che sia mai stata scritta da un essere umano:
Letizia, amore mio,
penso spesso come in questi anni ti ho lasciata troppe volte da sola, anche quando avrei voluto dedicare più tempo a te e ai nostri figli… vi ho privato di qualcosa d’importante, di momenti che non ci sono stati e che non potranno tornare. Ho scelto una vita che rende difficile starmi affianco. Ma io vorrei che tu sapessi che anche quando non sono con voi, io con voi sono sempre. Mentre ti scrivo queste parole, so che potresti criticarmi e forse anche prendermi in giro. Questo tuo continuo pungolarmi è la più grande forma di amore che io abbia mai ricevuto… io non so per quanti anni ancora la mia vita sarà così, ma so che finché tu ci sarai, nulla potrà farmi paura. Perdonami per tutto quello che non c’è stato e grazie. Buon anniversario amore mio,
tuo, Enrico.
Le lotte di quel tempo lasciano il posto alla politica di comodo, alla corsa alle poltrone dorate, alla mancata intelligenza delle scelte corrette e moralmente auspicabili, ai concorsi truccati e ai voti elargiti senza ideali.
Bisogna guardarli questi film e farne tesoro, ogni parola ha un peso pregnante ed imperituro che suona come un monito severo e sensato sia ai giovani che ai vecchi.
La politica è una quistione seria, non ci s’improvvisa premier, sindaco, consigliere e assessore rovinando paesi, famiglie, individui, non si fa compravendita di consensi coi soldi delle proprie aziende e le promesse di lavoro ai mediocri, non si designano i membri di un parlamento o di parlamentino, dei centri decisionali della politica.
Berlinguer si starà rivoltando nella tomba osservando i nostri mala tempora ed io con lui, che ancora mi ostino a credere in un mondo migliore, accidenti!
Annalisa Capaldo