
«La poesia non è una cosa morta, ma vive una vita clandestina.» (Edoardo Sanguineti)
A voi poeti lascio il Super-io. A me sub-io già basta e pure avanza e nulla mai per me vorrei di mio. (Federico Sanguineti)
Diversi lo sono sempre stati. Edoardo Sanguineti sostenitore di Walter Benjamin, Federico Sanguineti allievo di György Lukács. Federico Sanguineti, italianista e filologo, è stato docente universitario a Salerno. In seguito, è tornato nella sua Torino, dove è nato e cresciuto. Diceva Federico: «Quando sono nato, nel 1955, Edoardo Sanguineti non era ancora laureato. Abitavamo prima in corso Matteotti, da mio nonno. Mio padre non aveva ancora un’indipendenza economica. Poi ci siamo trasferiti in via Carlo Alberto, in seguito in via Vespucci. Tra i ricordi di famiglia, questa immagine: mio padre mi teneva in braccio, mi cullava e mi allattava con il biberon. Intanto dettava la tesi di laurea a mia madre, che faceva da dattilografa per lui. Un’inversione di ruoli. La stessa che ha vissuto Dante: Virgilio più materno e Beatrice più paterna, talvolta. Dante è il punto di incontro con mio padre. Nell’inconscio collettivo, è il padre mancato alla nazione. Propongo una soluzione filologica che permetterebbe di capire come Dante lavorava. Consentirebbe di scrutare l’autore al lavoro, così come io scrutavo mio padre quando era impegnato nel commento al Purgatorio».
Mentre Federico cresceva, Edoardo viveva anni di assoluto splendore, compresa Salerno. Nel 1968 si sciolse il Gruppo 63 (e nel ’69 termineranno anche le pubblicazioni della rivista Quindici). Nello stesso anno Edoardo Sanguineti si candidò alle elezioni per la Camera nelle liste del PCI ma deve trasferirsi a Salerno con la famiglia come incaricato all’università.A Salerno, Sanguineti terrà due corsi, quello di Letteratura italiana generale e quello di Letteratura italiana contemporanea e nel 1970 diventerà professore straordinario.
Nel 1971 il poeta visse durante sei mesi a Berlino con la famiglia, nel 1972 morì il padre, nel 1973 nasceva la figlia Giulia e Sanguineti diventò, sempre a Salerno, professore ordinario.
Nello stesso anno iniziò la collaborazione a Paese Sera. Nel 1974 ottenne una cattedra di Letteratura italiana presso l’Università degli Studi di Genova, per stare accanto ai compagni proletari si trasferisce al CIGE del Begato con la famiglia e nel 1975 inizia a collaborare con Il Giorno. Nel 1976 Sanguineti iniziò a collaborare con l’Unità, e nel 1980 con Il Lavoro di Genova. Furono questi anni di grande impegno politico: venne eletto consigliere comunale a Genova (1976 – 1981) e deputato della Camera (1979 – 1983), come indipendente nelle liste del PCI.
E allora come possiamo unire padre e figlio al termine di queste righe ? In un modo solo, alla Federico:
Mio sogno da bambino: fare il papa.
Un papà mi sembrava troppo poco.
Povera testa mia, testa di rapa.
Sono stato, ancor sono assai dappoco.
Non tengo proprio nulla nella capa
e la vita la prendo come gioco.
Faccio casino. Sono un putiferio.
Mi terrorizza prendermi sul serio.
Non ho nulla da dire questa sera
che possa esser gradito a chicchessia.
Se poi dicessi qualche cosa vera
di certo turberei anima pia.
Si banna una parola se sincera
sol per il gusto di buttarla via.
Gli standard di ogni social son perfetti
e sian conformi ad essi i miei versetti.
Io son il lui che più non ha la lei
Di bar in bar che far mi par di star
Con te se tu ci sei o non ci sei
Col mal che tu mi fai non so che far
Non ho più te mio cor e nei dì miei
Di me in me con me ahi me nel mar
Che si può dir se non un duol un ahi
Poi chi lo sa non so non si sa mai.
Mi fa pena il poeta, quello vero,
che assai sé stesso prende, ahimè, sul serio:
finirà, temo, presto al cimitero,
lasciando la sua Euterpe in adulterio.
Si sa che nei miei versi valgo zero,
per cui al più rimango semiserio,
sicché per rima che abbia qualche grazia
non sarò mai colui che il crin si strazia.