
Tutto si consuma tra i territori di Sant’Egidio del Monte Albino, Montecorvino Pugliano e Belizzi. Ma la vicenda finisce anche dinanzi ai giudici.
Prima a quelli del Tar che danno ragione al Consorzio Azimut, i cui lavori per la riqualificazione delle opere già esistenti, ampliamento e gestione del cimitero comunale e realizzazione e gestione dell’impianto crematorio a Sant’Egidio, per 5.552.331,07 euro, vengono bloccati da un maxi emendamento emesso dalla Regione Campania il 23 dicembre 2019 che avrebbe dovuto realizzare un piano regionale di coordinamento per il rilascio delle autorizzazioni regionali (A.U.A.) alla realizzazione dei crematori da parte dei Comuni.
Poi a quello della procura della Repubblica di Salerno (diretta dal procuratore capo Giuseppe Borrelli) dove, circa due mesi fa, l’imprenditore Osvaldo Di Lorenzo ha depositato una denuncia, richiedendo approfondimenti investigativi in quanto, «nonostante la disciplina impeditiva contenuta in una norma regionale che avesse disposto l’automatica sospensione della realizzazione e/o ampliamento degli impianti crematori nelle more dell’approvazione del Piano di coordinamento della Regione» si legge nell’esposto, a Bellizzi viene rilasciata l’Autorizzazione Unica Ambientale nel 2022 data successivo al Maxi Emendamento che ne bloccava il rilascio per la realizzazione di un nuovo tempio crematorio alla società Columbarium S.c.a.r.l.. Ed è proprio sulla regolarità di questo affidamento che Di Lorenzo chiede accertamenti alla procura di Salerno. In questa vicenda l’imprenditore Osvaldo Di Lorenzo, il primo ad aver realizzato un forno crematorio in Campania proprio a Montecorvino Pugliano, vicino Bellizzi, deciso a chiedere chiarimenti in merito alla realizzazione di un impianto a poca distanza dall’altro già esistente.
Il ricorso
I giudici del Tar Salerno hanno già dato parere favorevole alla realizzazione dell’impianto a Sant’Egidio. Per i giudici amministrativi, difatti, i lavori in un primo momento bloccati perchè nel piano regionale non ci sarebbe traccia dell’impianto già in fase di realizzazione, devono invece riprendere sia perchè il Consorzio Azimut ha ottenuto nel 2019 l’autorizzazione ambientale, in data precedente al maxi emendamento, su conforme parere regionale e sia per l’avanzato stato di lavori nonostante le criticità che sono state superate secondo i crismi legislativi.
Ma non solo, nella loro ordinanza i giudici del Tar hanno anche stigmatizzato la condotta della Regione Campania che non ha dettato le regole (nel frattempo) per la gestione.