
«Affogo» è il titolo dell’opera teatrale dell’attore e regista brienzano Dino Lopardo. L’intestazione fa percepire allo spettatore l’angoscia dell’atto d’affogare. Infatti, un titolo così non preannuncia di certo una commedia, bensì una tragedia. Ciò che essa è effettivamente. L’opera è parte della “Trilogia dell’Odio”, un progetto composto da tre monologhi: “Affogo”, “Rigetto” e “Cesso”, rappresentabili come una maratona teatrale o nei tre rispettivi monologhi. Mario Russo e Alfredo Tortorelli hanno inscenato la storia di Nicholas. Un giovane che vive in un ambiente familiare soffocante con degli zii dalla mentalità provinciale. Sogna di diventare un campione di nuoto, nonostante la sua paura dell’acqua, legata a un trauma d’infanzia. La vasca da bagno è per lui un luogo di ricordi e una piscina abbandonata diventa il teatro dei suoi conflitti interiori e del rapporto complesso con lo spettro del fratello. Nicholas compie un atto irreparabile ed è costretto a confrontarsi con la sua vera natura e con i tormenti del passato. Infatti, si colpevolizza della morte del fratello, avvenuta in piscina a causa di alcuni bulli che stavano “giocando” e non è riuscito a prestargli soccorso. Immobilizzato dalla paura. L’opera fa riflettere su come la società e la famiglia possano influire sullo sviluppo della personalità e sulla capacità di riconoscere e regolare le proprie emozioni. Come il tema dell’esposizione fotografica “Toilette” è stato incentrato sulla nudità femminile, così con “Affogo” è stato affrontato il tema della nudità maschile. Infatti, il protagonista ha raccontato di essere stato grasso da bambino, motivo di scherno dai più, mentre nello spettacolo aveva un fisico da adone greco, che ha mostrato e rimostrato, sottolineando più e più volte la differenza ora tra lui e la gente.