
Ora Vinicio, Montefusco, Sormani, Canè, Rivellino. Improta, Abbondanza e tutti i componenti dell’Universo Napoli Antico si sentiranno ancora più soli. E’ morto Totonno Iuliano, la vera bandiera del Napoli, al di là e prima del fenomeno Maradona. Non gli hanno intitolato il San Paolo: speriamo provvedano per il Collana. Nessuno ha amato il Napoli come lui. Subito leader di centrocampo, poi capitano: due secondi posti con scudetto sfiorato, il primo con Pesaola (e gente come Sivori, Altafini, Zoff, Hamrin e Bianchi) e l’altro con Vinicio (in squadra c’erano Burgnich, Orlandini, Esposito, Bruscolotti e Clerici).
Da San Giovanni a Teduccio Juliano approda alla Fiamma Sangiovannese e quindi nel vivaio del Napoli, con cui esordisce in Serie A nel 1963, meno di 20 anni aveva. proprio quando gli azzurri retrocedono in Serie B. Numero 8 sulle spalle, regista vecchia maniera, lancio lungo calibrato, destro al fulmicotone anche se di gol ne fa pochi. Fascia di capitano, l’amore della gente. Da calciatore disputa 394 partite di campionato (segnando 26 gol) nel Napoli (oltre 500 le presenze totali in tutte le competizioni in azzurro), conquista la Coppa Italia nel 1962 (unica squadra di Serie B a riuscirci nella storia) e nel 1976, oltre alla Coppa delle Alpi nel 1966 e alla Coppa di Lega Italo-Inglese nel 1976. Nel 1978 fu mandato via da Di Marzio e lui chiuse la carriera da calciatore nel Bologna di Pesaola. Poi fu dirigente con Ferlaino, rapporto non semplice ma lui da giovane aveva tenuto testa persino al comandante Lauro, tramite Brancaccio: portò in Italia prima Krol e poi Maradona al termine di un’estenuante trattativa col Barcellona. Fu messo da parte per anni, compariva raramente in qualche salotto televisivo e basta (sempre con poche ma precise parole), rispose al richiamo della disperazione, senza ottenere risultati, quando il Napoli di Corbelli e Nardi era sul punto di retrocedere e fallire. Stranissimo il rapporto con la Nazionale, pur diventando campione d’Europa nel 1968: fu convocato per tre mondiali (1966, 1970 e 1974) senza lasciare traccia, all’epoca il Napoli contava poco e gli venivano preferiti regolarmente Mazzola. Rivera, De Sisti, Bulgarelli.