
Barbara Balzerani non si è mai tecnicamente pentita né dissociata, “perlomeno – si legge su Wikipedia – non secondo i percorsi seguiti da altri ex appartenenti all’organizzazione come Adriana Faranda, Valerio Morucci e Alberto Franceschini. Tuttavia, avendo più volte manifestato un atteggiamento critico verso la storia della lotta armata, non può nemmeno collocarsi tra gli “irriducibili” propriamente detti.
Nel 1987, assieme agli altri leader storici delle BR Renato Curcio e Mario Moretti, partecipò ad un’intervista televisiva concessa al giornalista Rai Ennio Remondino, nella quale i tre ex brigatisti concordarono nel considerare conclusa l’esperienza della lotta armata in Italia nell’ottica dei cambiamenti del tessuto sociale nel quale si erano mossi dieci anni prima, e sancirono formalmente la resa definitiva delle BR e l’abbandono della lotta armata.[9]
Nel 1993 dichiarò di provare “un profondo rammarico per quanti sono stati colpiti nei loro affetti a causa di quegli avvenimenti e che continuano a sentirsi offesi ad ogni apparizione pubblica di chi, come me, se ne è reso e dichiarato responsabile”.[
Il 12 dicembre 2006 le è stata concessa la libertà condizionale. È tornata definitivamente in libertà, avendo scontato la pena (secondo i dettami della legge Gozzini), nel 2011. Ha quindi lavorato per una cooperativa di informatica, oltre a dedicarsi alla letteratura.
Tra i suoi libri si ricordano Compagna luna, Milano, Feltrinelli, 1998; La sirena delle cinque, Santa Croce sull’Arno-Milano, Il Grandevetro-Jaca Book, 2003; Perché io, perché non tu, Roma, DeriveApprodi, 2009; Cronaca di un’attesa, Roma, DeriveApprodi, 2011; Lascia che il mare entri, Roma, DeriveApprodi, 2014; L’ho sempre saputo, Roma, Derive Approdi, 2018; Lettera a mio padre, Roma, DeriveApprodi, 2020.