
Racconti di vita quotidiana del passato in oggetti. Nell’Antiquarium di Pompei viene allestita la mostra Gli arredi della casa di Giulio Polibio che apre ufficialmente il 24 dicembre. Gli arredi di una dimora di un personaggio pubblico, ritrovati intatti durante gli scavi della casa, diventano protagonisti di una storia possibile solo a Pompei e solo grazie alla forza del Vesuvio. La mostra, collocata al terzo piano dell’Antiquarium è un piccolo squarcio temporale. Una sorta di foro nel tempo da cui entrano indizi, informazioni, stupori del passato, oggetti, frammenti di vita quotidiana.
Settanta oggetti raccontano storie: lucerne, porta lucerne, bruciaprofumi, vasellame per la cottura degli alimenti (pentole per bollire, tegami per friggere, olle per la bollitura di focacce e verdure), coppe per banchetti e bottiglie in vetro, scaldavivande, candelabri, un anello con sigillo in bronzo con il nome di C.IVLI PHILIPPI, forse il vero proprietario della casa. Raccontano una dimensione di quotidianità che si avvicina vertiginosamente alla nostra.
Ma più stupefacente di tutto un salvadanaio identico ai nostri, o un calco di un cesto in vimini che somiglia a quello dei nostri nonni, e poi dei dadi da gioco. A Pompei si gioca, si mangia, si vive.
Pezzi archeologici e ricostruzioni viventi. In questa mostra vengono esposti tre volti ricostruiti: il cranio vero viene affiancato a una ricostruzione tridimensionale. Si tratta di una ragazza di meno di 20 anni, agli ultimi mesi di gravidanza al momento dell’eruzione, quello di un uomo adulto tra i 25 e i 35 anni e quello di un uomo anziano, intorno ai 60 anni di età. Sono solo tre volti rispetto alle tredici vittime indagate dagli antropologi fisici Maciej e Renata Henneberg: 3 maschi adulti, 3 femmine adulte, 6 subadulti e un feto negli ultimi mesi di vita intrauterina. La ricostruzione facciale venne fatta già negli anni ’70. La ricostruzione consistette nell’applicare sul modello in scala 1.1 del cranio, strati di plastilina dello spessore corrispondente a quello della muscolatura standard. Vennero in seguito effettuate ulteriori indagini sul DNA degli individui, portando a stabilire alcuni legami di parentela.
LA CASA DI GIULIO POLIBIO
La mostra dunque è legata agli oggetti della grande casa di Giulio Polibio che, con la sua severa facciata su Via dell’Abbondanza, fu costruita tra il III e il II sec. a.C., con una planimetria unica rispetto a quella della maggior parte delle case presenti a Pompei. La facciata venne scavata da Vittorio Spinazzola tra il 1912 e il 1913 mentre l’intera abitazione fu indagata tra il 1964 e il 1970.
Il nome di Giulio Polibio, un discendente di un liberto della Gens Iulia, la famiglia dell’imperatore Augusto, appare nelle iscrizioni elettorali dipinte sulla facciata della casa, che lo raccomandano come duoviro della città.
All’interno le bellissime pitture in I stile, il pavimento in ciottoli di fiume, l’impluvio in cocciopesto dell’atrio e la “collezione” di bronzi antichi rinvenuti nel triclinio, erano volutamente messi in mostra quasi a far parte di un programma politico con cui Polibio mirava ad entrare nella vecchia classe dirigente pompeiana.
L’atrio è seguito da un ambiente chiuso con una porta dipinta che maschera una porta preesistente, relativa ad una fase precedente della casa. Vicino alla porta si trova un cumulo di calce che testimonia i lavori di restauro in corso al momento dell’eruzione nel 79 d.C.
Un peristilio, con alberi da frutto e arbusti, costituiva l’elemento di raccordo tra questa parte della casa e i principali ambienti di rappresentanza come il grande triclinio con affreschi del supplizio di Dirce. Il desiderio del proprietario della casa di mostrare all’ospite la propria ricchezza e raffinatezza si può notare in alcuni oggetti rinvenuti, che dovevano suscitare stupore nel visitatore: una statua bronzea di Apollo, un cratere con raffigurazioni mitologiche e una grande brocca bronzea greca databile al V secolo a.C., oggetto d’antiquariato.