
All’improvviso in un Agro di poeti, di santi e di navigatori, oltre che di virologi e persino di maestri, fa irruzione il dramma atavico dell’innocenza insanguinata, a volte buttata via a volte uccisa. I soloni alla ricerca di un like in più già strepitano: abbiamo fallito tutti. E no, cari soloni, non funziona così. Se diciamo che siam tutti colpevoli, non troveremo mai il “colpevole”, nel senso di andare il colpevole fisico già individuato, i genitori nel caso di Roccapiemonte di poche ore fa che ha scosso l’Agro come accadde un anno fa a Sant’Egidio per Jolanda. Andiamoli a trovare i “colpevoli” non fisici. Il vicinato, comunque lo si interpreti, in questi caso può o non può, la seconda più della prima. Possono o potrebbero molto istituzioni varie: servizi sociali comunali o del piano di Zona, sportello d’aiuto alla genitorialità, sostegno alle situazioni di disagio, da quello socio-economico a quello mentale, consultori, monitoraggio delle situazioni a rischio, persino la Chiesa. Invece, in questo Agro di poeti, di santi e di navigatori, ancora una volta ci troviamo a commentare una tragedia, le lacrime ormai si rifiutano di apparire davanti alla sensazione di vuoto generale, delle coscienze ma soprattutto delle responsabilità. Siamo tutti innocenti, tranne i “colpevoli”, che non hanno alibi, non hanno visto e non hanno ascoltato, oppure hanno fatto finta di niente.