
La seconda fase del Covid fa riemergere l’italianità peggiore, altro che Nazione. Adeguandosi alle pulsioni provenienti dal basso, stavolta le decisioni in tal senso sono arrivate dall’altro. Non siamo un Paese uninominale o maggioritario – si era ampiamente capito dall’evolversi dei decenni politici e dall’involversi delle leggi elettorali – bensì preferiamo il proporzionale, la fazione, la categoria, il campanile. Allora il Governo ci accontenta con il nuovo Dpcm: addirittura semaforico (altro errore, il codice della strada in Italia non si rispetta ovunque) e fraziona virus e regole in tre blocchi, che in base all’indice di criticità del contagio sono più aperti oppure più chiusi. Un vero e proprio rompicapo, all’italiana, elaborato per scontentare tutti e non accontentare nessuno, per prendersi pochissime responsabilità e scaricare il resto sulle Regioni, che nella prima fase le volevano con forza ma che ora avrebbero fatto volentieri a meno di prendersele. Era il tempo di misure secche ed omogenee, magari arriveranno se davvero la situazione dovesse peggiorare ancora. Nel frattempo, attenzione al semaforo. (m.m.)