
L’anno scolastico 2020/21 sta finendo.L’anno scorso, se lo paragoniamo a questo è stato una passeggiata.
A marzo ci siamo chiusi in casa, ne siamo usciti, increduli, ma fiduciosi a fine maggio.
Abbiamo portato a termine l’anno scolastico, ma diciamo la verità, il Covid era un timore, almeno nella Scuola nostra.
Casi Covid non ne abbiamo avuti e il 24 settembre, all’apertura, abbiamo “messo le scuole in sicurezza”, tutti!
Non voglio parlare dell’ oggi, nemmeno dei vaccini, nemmeno dell’Invalsi, che lascerà “aperta la finestra” fino alla fine dell’anno scolastico, taccio sull’Esame di Stato, evito di pensare a quello che si è perso. L’obiettivo, scolasticamente e non solo, è, in questo momento , è andare avanti, al meglio possibile e prepararsi all’anno prossimo. A livello centrale, le cose procedono e noi, come cani legati al carro di Diogene ( chi era costui?) , comunichiamo gli organici, formiamo le classi, con i “normali” parametri ( levatevi l’abitudine di chiamarle classi pollaio che è una mancanza di rispetto per le galline!).
Temo che a settembre saremo ancora col “metro in mano” e non è una prospettiva , se prospettiva significa lo sguardo lungo di chi guarda avanti.
Mi vengono in mente, ci azzecca sempre la Storia, le 4 giornate di Napoli.
Quando, nella mattinata del primo ottobre, i primi carri Alleati provenienti da Nocera Inferiore entrarono in città, trovarono i cittadini stremati, le case rase al suolo, ma nemmeno l’ombra delle truppe della Wehrmacht: Napoli divenne così la prima città europea a liberarsi dall’occupazione nazista. C’è un bel film che ricorda quei giorni, girato da Nanni Loy ( lo devo proporre a Scuola).
E’ quanto dovremmo fare.
Fare da soli, non aspettare che qualcuno ci dica come, non aspettare il Recovery Fund o il PNRR ,Piano Nazionale di Resistenza e Resilienza …che poi mettere nello stesso acronimo Resistenza e Resilienza, due parole che si negano reciprocamente è un’offesa alla lingua italiana e quindi alla Nazione.
Non aspettare, o meglio, mentre aspettiamo, facciamoci il nostro piano B e pure quello C.
Quante classi abbiamo a Pagani? Quante aule ci servono? Su quanti docenti possiamo contare? Quante associazioni esistono per una reale collaborazione? Che ci serve per lavorare su piccoli gruppi? Quali studenti sono la priorità?
Tutti certamente, ma i piccoli di più. Se è così , cominciamo a lavorare per dare ai piccoli quello di cui hanno bisogno e poi il resto. In tempi difficili ” prima le donne e i bambini”.
Le donne a se stesse stanno imparando a pensarci da sole, ma i piccoli sono una responsabilità comune. Facciamolo ‘sto piano di messa in sicurezza del “futuro” e poi lo butteremo, se non dovesse servire, ma io mi sentirei più tranquilla, sapendo che nel prossimo inverno i bambini potranno andare a scuola.
Dipinte son su queste rive, le magnifiche sorti e progressive.. Leopardi non era pessimista, questo lo spiegano i professori che hanno altro di meglio da fare, Leopardi era realista, guardava in faccia la realtà e diceva le cose come stanno.
Se non facciamo le nostre quattro giornate, pure se il Covid si addormenta, Napoli rimane com’è.
E non dite che ci sta l’Educazione Civica .