
«Mi chiederai tu, morto disadorno, d’abbandonare questa disperata passione di essere nel mondo?» Pier Paolo Pasolini, Le ceneri di Gramsci, raccolta di poesie pubblicata da Garzanti nel 1957. Il volume, che riporta il sottotitolo “Poemetti”, raccoglie undici poesie già pubblicate su riviste o in plaquette tra il 1951 e il 1956. Il titolo è preso da una poesia immaginata davanti alla tomba di Gramsci nel Cimitero acattolico di Roma.
Da Pasolini e Gramsci a Rocco Di Blasi, giornalista e sindacalista, uomo di cultura che frequentò a lungo la politica, quella nobile. Un mese fa la scomparsa, ieri il ritorno a casa, Pagani ora ospita i suoi resti mortali. C’erano ieri come allora – come sempre anzi – Verrillo e Guarnaccia ma anche Sarno, D’Agosto, Argentino, Grillo e altri.
Angelo Verrillo lo ricorda con immutata emozione.
Rocco è stato un personaggio importante, oltre che un amico e compagno fraterno per me e per tanti altri nocerini, tra i quali Lorenzo Guarnaccia, Carlo Vitaliano, Antonio Sarno, Raffaele D’Agosto, Luciano Grottola, Elia Di Florio e Rino De Nicola. Alla fine degli anni sessanta, fondò un giornale studentesco al Vico che si chiamava TOP, nel mentre al Ragioneria io e altri pubblicavamo La Rivolta dei Giovani. Ovviamente, dopo il diploma, il giornale del Pucci cessò le pubblicazioni. Il TOP, invece, continuò la sua vita e trovò sede presso l’ISPES, Centro Servizi Culturali al Prolungamento Garibaldi. Quel gruppo redazione, cui partecipavano anche amici di Pagani, tra i quali Isaia Sales, Angelo Grillo e Ottavio Tortora, divenne una fucina di idee capace di alimentare un dibattito politico culturale destinato a influenzare il destino della sinistra nella nostra città. Buona parte di quel gruppo di giovani entrò nel Partito Comunista determinandone un profondo rinnovamento, fino a diventarne il nuovo gruppo dirigente. Nel 1970 Rocco De Blasi divenne consigliere comunale a Pagani, suo paese natale, insieme a Fernando Argentino, e dopo qualche anno entrò nella segreteria della Federazione di Salerno, quale responsabile della Stampa e Propaganda. A metà degli anni settanta ritornò alla sua antica passione, andando a dirigere la redazione napoletana de L’Unità, forgiando una nuova leva di giornalisti che oggi lavorano per le più importanti testate d’Italia, tra i quali Franco Di Mare, Federico Geremicca e tanti altri.
Ecco, invece, come lo ricorda Piero Sansonetti, direttore de IL RIFORMISTA
E poi c’era lui, Rocco Di Blasi. Un tipo fantastico. Aveva il cervello finissimo. Non era affatto semplice, anzi era complicatissimo, ed era mite. Alla fine scriveva: benissimo. All’Unità la riunione di redazione era fondamentale. Ai tempi di Reichlin, di Macaluso, di Chiaromonte, di D’Alema. Non riuscivi neppure a impostarlo il giornale se non discutevi e ti spaccavi le corna. Quando lo ho conosciuto, era il capo di Napoli, e aveva messo su un gruppo di ragazzi svegli. Qualche nome? Antonio Polito, Marco De Marco, Franco di Mare, Gigi Vicinanza, Federico Geremicca, Maddalena Tulanti, Marcella Ciarnelli, Vito Faenza. Di tutti questi, Rocco era il migliore, Il più colto, la penna più scorrevole, l’analista più profondo. Gli piaceva la politica, molto. Però sapeva distinguere tra giornale e politica. E fu tra i leader della battaglia per l’indipendenza del giornalismo. Lavoravamo in un giornale di partito, anzi del più grande, strutturato e monolitico partito d’Europa. Il vecchio Pci. Pretendevamo autonomia, e ci battevamo anche contro Botteghe Oscure, per conquistarla.La vincemmo la battaglia per l’autonomia? No, la perdemmo. Fummo sconfitti e dispersi. Rocco andò a dirigere Salvagente, altra idea geniale, uno dei primi settimanali per i consumatori. Dopo la grande sconfitta ci siamo persi di vista. Solo qualche telefonata. Ma voi non sapete quante volte, al momento di mie scelte professionali importanti, mi è venuta voglia di farmi dire una cosa da lui. Mi chiedo perché Rocco non ha avuto un clamoroso successo nel suo mestiere. Una risposta ce l’avrei: lui era un intellettuale e un giornalista vero. L’Italia non è un paese per giornalisti veri.
DI BLASI E L’ESPERIENZA NAPOLI DA LUI DESCRITTA