
E’ quanto posto in rilievo da Gian Paolo Manzella, vicepresidente della Svimez, in occasione del convegno “Saraceno: ieri, oggi, domani”, tenutosi oggi al ministero delle Imprese e del made in Italy, proprio dove venne decisa la fondazione della Svimez il 6 novembre del 1946. Sono poi intervenuti Alessandro Persico e Giovanni Farese. I due storici, profondi conoscitori dell’azione di Saraceno e del contesto italiano nel dopoguerra, hanno fatto una ricostruzione storica della figura di Saraceno come “grande funzionario di Stato” e messo in rilievo l’ampiezza dei suoi rapporti internazionali, a partire da quelli con un giovanissimo Henry Kissinger e con altri grandi economisti internazionali del tempo. Considerato uno dei maggiori meridionalisti di ispirazione cattolica Saraceno fu un sostenitore della programmazione tramite l’Iri e, terminato il secondo conflitto mondiale, fu proprio lui – distaccato dall’IRI ad uno speciale ufficio del Ministero dell’Industria incaricato di definire le iniziative da prendere per la ripresa industriale – a mettere in contatto Donato Menichella con Rodolfo Morandi, allora Ministro dell’Industria. Da questo incontro, nel 1946, nacque la Svimez (l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno), un’associazione, come ha ricordato Paolo Baratta, che non ha mai ispirato la sua azione ad un “sindacalismo regionale”.
Giuseppe De Rita, che lavorò alla Svimez dal 1955 al 1963, ha poi ricordato gli anni al fianco di Pasquale Saraceno e “il prestigio, la presenza all’interno delle istituzioni e capacità di influenza della Svimez”. Allora era costituita da un piccolo gruppo di ricercatori (14) ed era proprio questo ciò che piaceva al fondatore: la possibilità di stringere legami personali con i colleghi e creare un luogo di lavoro dove ci fosse continuamente dibattito. E proprio sotto questo punto di vista l’attuale direttore delle Svimez, Luca Bianchi, ha sottolineato la continuità nella storia dell’associazione: “Rimaniamo un gruppo di ricerca piccolo, compatto e che si confronta con angoli di analisi diversi. La continuità (con il passato) la si trova soprattutto nel metodo: ossessione per i dati, porre sempre l’aspetto quantitativo alla base di qualsiasi proposta. L’innovazione, invece, riguarda l’ampliamento delle materie di studio con una particolare attenzione al tema degli effetti delle disuguaglianze sociali sulla crescita economica e sui divari di cittadinanza. Analisi e proposte che hanno anche originato alcuni interventi del PNRR italiano”.
Nel corso del convegno e’ stata piu’ volte chiamata in causa la programmazione economica e con essa l’attuale necessita’ di programmare gli investimenti previsti dal Piano di Ripresa e Resilienza. De Rita e Giannola hanno poi evidenziato qualche preoccupazione per l’attuale andamento della messa a terra del Pnrr. Il presidente della Svimez ha anche detto che “ci troviamo di fronte a un bivio, lo stesso che si trovo’ di fronte Saraceno: tra Stato regolatore e Stato programmatore”. Il direttore Luca Bianchi ha insistito sullo straordinario elemento di rottura in positivo rappresentato dal Next Generation Ue: e’ stata superata finalmente la convinzione “quasi ideologica” che le politiche di sviluppo e quelle di coesione siano due cose separate ed anzi l’Europa dice che “l’Italia cresce se elimina le sue diseguaglianze”. Come ha ricordato Giannola questo era anche lo spirito di Saraceno che era solito dire che l’Italia con la sola Milano non sarebbe stata l’Italia, c’era assolutamente bisogno anche di Napoli.